Il libro
«Le filastrocche sono parole che hanno resistito al
tempo, sono nate dalle bocche e dalle teste dei
popoli antichi, il più delle volte nei dialetti delle
nostre località più disparate e poi si sono trasformate,
cambiando lingua e diventando filastrocche
in volgare, nel nostro italiano, diventando poesia
popolare, viva, sempre in gestazione e mutevole.
Qualcuno le ha trascritte ma queste filastrocche
non stanno nella pelle e vagano, si trasformano di
nuovo, mutano e allora troviamo una filastrocca
come “Crapa pelata” diventare “Barbapedana”,
oppure incappiamo in numeri strani che diventano
formule magiche: “Trenta quaranta/la pegura la
canta”, con la variante “Centocinquanta…” oppure
“Un, due, tre” e anche “Aulì-ulé”… e via di
seguito. “Trenta quaranta” si potrebbe leggere
come il trentesimo giorno della Quaresima
pasquale, “Uno, due, tre” si può interpretare come
una serie perfetta di magiche formule cabalistiche.
Talvolta le filastrocche possono sembrare parole
messe a casaccio, ma non è così. Sono parole
sedimentate nel tempo, che arrivano dalla notte dei
tempi; sono lo spiraglio dal quale si può osservare
il retaggio antico giunto fino a noi attraverso
semplici parole all’apparenza superficiali. Dietro a
questa superficie allegra emergono figure e simboli
che a saperli leggere ci portano dritti verso la vera
essenza dell’uomo e della vita».
DAVIDE BREGOLA