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Radio Londra
     
 
Titolo: Sogno senza fine  

Autrice: Visconte di Lascano Tegui

Pagine: 143
Prezzo: 14,50 euro
Formato: 14 x 21
Legatura: brossura
Isbn: 88-7899-204-7
In libreria: febbraio 2008

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L'iniziazione al sesso, alla letteratura, al crimine.
Un grande della letteratura mondiale.
 
 

L'autore
Nato in un paesino della provincia argentina di Entre Ríos, in una famiglia modesta che presto si trasferì a Buenos Aires, Emilio Lascano Tegui (1887-1966) fu traduttore per L’Ufficio internazionale delle Poste. Poco più che ventenne viaggiò a piedi in Francia, Italia e Nordafrica, dove pubblicò (attribuendosi il titolo di visconte) una raccolta di versi accolta con entusiasmo dai circoli intellettuali. Nel 1913 visse a Parigi, dove strinse amicizia con Apollinaire e Picasso, e per sbarcare il lunario fece vari mestieri – venditore ambulante, arredatore, meccanico dentista – mentre esponeva dipinti in importanti mostre collettive. In seguito ricoprì in veste di diplomatico diversi incarichi ufficiali che lo condussero a Boulogne Sur Mer, Cherbourg, Parigi, Caracas (dove realizzò un gigantesco murale) e Los Angeles. Squisito maestro dell’arte culinaria, bon vivant, collaborò per tutta la vita a importanti pubblicazioni in patria e all’estero e fu uno dei precursori della nuova sensibilità modernista. Oltre a Sogno senza fine, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1925, nel 1936 diede alle stampe altri due romanzi singolari, El libro celeste e Album de familia, e nel 1954 i versi di Muchacho de San Telmo. Dandy, provocatore, cosmopolita, morì a Buenos Aires. La sua opera, riscoperta negli ultimi anni dalla critica, ha avuto edizioni in Francia, Olanda e Germania.

 

Il libro
«Sono estremamente imbarazzato a parlare di questo libro, che [….] è sicuramente una delle cose più originali, più singolari che abbia mai letto. In cosa consiste la sua originalità? Io sento che in queste pagine c’è qualcosa di inafferrabile, che sfugge a qualsiasi definizione, a qualsiasi spiegazione.» Così scriveva Francis de Miomandre nel 1930, presentando la sua traduzione dell’edizione francese di Sogno senza fine, del Visconte di Lascano Tegui. L’elogio non è di maniera, e vale la pena ricordare che Miomandre – illustre ispanista d’Oltralpe – ebbe il merito di scoprire e promuovere talenti come Claudel, Gide, Valéry, Proust, e di difendere Céline dalle accuse di turpiloquio.

Sogno senza fine è il racconto in prima persona dell’infanzia e della giovinezza del protagonista, la sua iniziazione al sesso, alla letteratura e al crimine. L’omicidio che fa capolino come per caso nell’incipit del romanzo, infatti, verrà effettivamente commesso alla fine. Ma i cadaveri affiorano fin dal primo episodio: vivendo sulle sponde della Senna, il bambino ripesca i morti annegati, conquistandosi il rispetto dei coetanei. Seguono l’incontro con un cocchiere, ex prete sconsacrato, e i suoi racconti dell’orrore, le precoci esperienze omosessuali, il gusto per il travestimento femminile, la prima donna, molto più anziana di lui (una spiritista ossessionata dall’idea di ritrovare il cadavere del marito annegato nel fiume) e poi Gabriela, la povera pazza che si concede a tutti dopo che il padre, sbronzo, si è evirato davanti a lei quando era bambina.

Un’opera che varca i confini dei generi letterari: un romanzo in forma di diario che presenta frammenti di un’autobiografia apocrifa, mischiando elementi del romanzo gotico e poliziesco, slanci lirici e gustose parodie, aforismi stravaganti e acuti spunti metaletterari.

 
 

 

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