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Il libro
La fine dei Greene è considerato tra i delitti più ingegnosi che sia stato mai creato nella storia del giallo.
Il patriarca Tobias Green, nonostante sia morto da più di dieci anni, riesce ancora ad imporre le sue decisioni alla propria famiglia. Ha infatti lasciato un testamento in cui ha scritto che per non perdere la propria eredità i figli e la moglie dovranno rimanere nella stessa casa per venticinque anni.
Una notte, però, un fantomatico ladro entra nella dimora dei Greene e uccide una componente della famiglia. Sarà solo la prima vittima inspiegabile, a cui se ne affiancheranno delle altre, fino a quando il mistero non verrà risolto e il segreto svelato. Un libro ricco di pathos, un giallo pieno di orrore e colpi di scena che conducono inevitabilmente ad un finale inaspettato.
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L'autore
Prima di diventare S.S. Van Dine, Willard Huntington Wright era un brillante intellettuale newyorkese, laureato alla Harvard University, noto come giornalista e raffinato critico d’arte, collaboratore delle migliori testate dell’Est e autore, a 28 anni, di un romanzo sperimentale, The man of promise, che i critici giudicarono con grande favore. All’età di 35 anni, Willard Huntington Wright si ammalò di tubercolosi e, costretto a letto, i medici gli consigliarono vivamente di abbandonare il lavoro, e di dedicarsi a letture “amene" come il romanzo poliziesco. L’argomento lo appassionò a tal punto, che Wright decise di scrivere una “storia del giallo”, e di lì a breve, si cimentò egli stesso nel genere con un romanzo, La strana morte del signor Benson pubblicato con lo pseudonimo S.S. Van Dine, in cui per la prima volta si affacciava sulle scene della detective story l’esteta, intellettuale, aristocratico, snob, cultore d’arte e di molto altro ancora: Philo Vance.
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